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Il 2025 è l’anno nero per le foreste italiane: 94.000 ettari persi tra incendi e ritardi

Redazione

Un 2025 da bollino rosso per le foreste italiane. È questo il bilancio che emerge dall’VIII Forum Foreste di Legambiente, presentato a Roma: 94.070 ettari bruciati da gennaio a metà ottobre, quasi il doppio rispetto al 2024. Una superficie pari a 132.000 campi da calcio. A guidare la triste classifica è la Sicilia, seguita da Calabria, Puglia e Campania.

Un dato che racconta un Paese in difficoltà, dove la crisi climatica e la cattiva gestione si sommano in un circolo vizioso di fragilità ambientale.

L’estate più calda, le foreste più fragili

Secondo il programma europeo Copernicus, l’estate 2025 è stata la quinta più calda dal 1950, con un’anomalia termica di +1,62 °C. Ondate di calore e siccità hanno reso i boschi più vulnerabili e ampliato il fronte del fuoco.

Ma non solo le fiamme minacciano il patrimonio forestale: nelle foreste alpine, il piccolo coleottero bostrico continua a devastare gli abeti rossi già provati dalla tempesta Vaia. Solo in Trentino, tra il 2019 e il 2024, si stima la perdita di 2,7 milioni di metri cubi di legname.

Foreste dimenticate: solo il 18% ha un piano di gestione

A rendere più grave la situazione è la scarsa pianificazione forestale. Appena il 18% delle foreste italiane dispone di un piano di gestione, mentre solo il 10% è certificato.

Un ritardo strutturale che pesa anche sull’economia: l’Italia importa circa l’80% del legno necessario alla propria manifattura, un settore che conta 71.500 imprese e oltre 300.000 addetti.

Come sottolinea Legambiente, il patrimonio forestale resta “sottovalutato, nonostante sia fondamentale per la transizione ecologica e per attuare il Clean Industrial Deal made in Italy”.

Foreste: pozzi di carbonio sotto attacco

Le foreste italiane custodiscono un tesoro invisibile: 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio organico. Un serbatoio naturale che mitiga gli effetti della crisi climatica, ma solo se gli ecosistemi restano sani.

Incendi, parassiti e incuria compromettono questa capacità, trasformando un alleato climatico in una fonte di emissioni. Per questo, la gestione sostenibile non è più un’opzione ma una necessità.

Dieci proposte per invertire la rotta

Al Governo Meloni, Legambiente ha presentato dieci proposte, basate su tre assi portanti:

Lotta alla crisi climatica con azioni di prevenzione e adattamento;

Governance dei rischi per contrastare gli incendi e migliorare la pianificazione;

Applicazione integrale della Strategia Nazionale sulla Gestione Forestale.

Tra le misure urgenti: istituire nuove aree protette, creare foreste urbane, rafforzare il monitoraggio ecologico, e applicare senza rinvii il regolamento europeo EUDR contro la deforestazione globale.

“Il settore forestale è fondamentale per la bioeconomia circolare – ricorda Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente –. Le foreste forniscono materia prima rinnovabile e offrono opportunità di sviluppo sostenibile. Ma l’Italia deve recuperare i troppi ritardi accumulati”.

Deforestazione globale: l’Italia non può voltarsi dall’altra parte

Il tema non riguarda solo i confini nazionali. Secondo la Fao, nel mondo ogni anno vengono distrutti 10 milioni di ettari di foreste, principalmente per agricoltura e allevamento intensivo.

L’Europa – e con essa l’Italia – ha una responsabilità diretta: i principali Paesi Ue importano oltre la metà dei prodotti forestali globali. “È essenziale – sottolinea Legambiente – che l’Italia dia un segnale forte contro il commercio illegale di legname e acceleri l’attuazione del regolamento EUDR”.

Malgrado il quadro critico, qualche segnale positivo c’è: l’istituzione della Rete dei Boschi Vetusti e l’avvio del Registro dei crediti di carbonio. Ma sono ancora passi timidi.

Per invertire la rotta, serve una visione di lungo periodo che riconosca alle foreste non solo un valore ambientale, ma anche sociale, economico e culturale.

di Riccardo Liguori

Fonte https://www.greenme.it/ambiente/il-2025-e-lanno-nero-per-le-foreste-italiane-94-000-ettari-persi-tra-incendi-e-ritardi/